Cenni Storici - SiciliaInfo


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Vittoria
Cenni Storici

La Città di Vittoria fu fondata su una pianura molto fertile nota come contrada "Boscopiano", delimitata dai fiumi Ippari e Dirillo. A sud della città si sviluppa la "Riserva naturale Pino ", lungo il fiume Ippari, fino alla foce. Le coste che si affacciano sul mare sono basse e sabbiose e raramente articolate da scogli. Nella valle del fiume Ippari si notano tracce di insediamenti preistorici risalenti all'età del bronzo, con evidenze archeologiche dall’età imperiale (II sec. dopo Cristo), fino all’epoca bizantina (inizi IX secolo d. C.), ma non mancano seri indizi dell’importanza della zona in epoca medievale, un vero e proprio crocevia di strade che faceva di Grotte Alte (questo il nome della contrada) il punto di risalita delle trazzere che dalla valle si dirigevano lungo il pianoro. Alla foce dell'omonimo fiume e attorno alla costa si trovano le rovine di Kamarina, città greca colonia di Siracusa risalente al VI secolo a.C. . La città fu fondata ufficialmente il 24 aprile del 1607 dalla contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera. Morto il marito Luigi III, Almirante di Castiglia, duca di Medina de Rioseco e conte di Modica, la contessa si trovò a dover fronteggiare gravi difficoltà economiche provocate dalle spese di rappresentanza inconsulte cui Luigi III si era dato nella circostanza del matrimonio di Filippo III, re di Spagna, con Margherita d'Austria nel 1599. Vittoria Colonna decise di richiedere al re di Spagna la concessione di un privilegio regio per la fondazione di un nuovo insediamento, che le avrebbe consentito di risollevare le sorti del patrimonio familiare. La zona prescelta fu quella di Boscopiano, ove tra l'altro alcune famiglie vivevano già nel 1583. La richiesta venne accolta, ed il privilegio regio, concesso dal re Filippo III il 31 dicembre 1607 a Madrid, dispose la riedificazione dell'antica Kamarina, con il nome di Vittoria, in onore della sua fondatrice. Nata per il vino, rispettò per quasi tre secoli questa sua vocazione, producendo diverse qualità di “vino nero” riconosciuto come assai pregiato già nel Settecento. La rete delle trazzere che si partono dall’abitato sin dal Seicento riporta in città grandi ricchezze, che a loro volta hanno bisogno di infrastrutture per essere lavorate e commerciate. Nascono quindi i quartieri attorno alle chiese, la piazza per il mercato, le strade verso il mare, dove è necessario creare uno “scaro” a Scoglitti, per raggiungere Malta ed esportarvi il vino e gli ortaggi. Le campagne si arricchiscono di bagli e di palmenti, di case e di mandre. Il nucleo cittadino sorse attorno al castello e alla chiesa Madre; dopo il terremoto del 1693 fu ampliato e continua ad espandersi tuttora. La città fece parte, quindi sin dalla sua fondazione, fino all'abolizione della feudalità, nel 1812, della Contea di Modica; fu abitata da un crogiuolo di genti provenienti da numerose città vicine (Ragusa, Chiaramonte, Modica e Comiso) e nel corso del Sei-Settecento accolse anche centinaia di famiglie di coloni provenienti da decine di città dell’Isola, della Calabria e soprattutto da Malta. Nella nuova Terra crebbe una classe imprenditoriale formata da numerosi medi proprietari terrieri, produttori di vino, grano e orzo, commercianti e bottegai, con un preponderante ruolo di religiosi assai intraprendenti e ricchi, che non disdegnavano il commercio. Diretti dai funzionari della Contea, costoro crearono le chiese, i conventi, i monasteri, i palazzi e le altre infrastrutture. Successivamente restò nell'ambito del Circondario di Modica fino al 1926, suddivisione della neo-provincia di Siracusa, per passare infine alla Provincia di Ragusa. Oggi è la decima città dell’Isola per popolazione e capitale di un grande distretto agricolo che si estende lungo tutta la fascia costiera della provincia di Ragusa e delle aree limitrofe delle province di Caltanissetta e di Siracusa. La civiltà del vino crollata miseramente a fine Ottocento, fu sostituita sin dai primi del Novecento dalla innovativa coltivazione di pomodoro e di altri ortaggi. Dalla fine degli anni Cinquanta del Novecento, alcuni coltivatori sperimentarono la rivoluzionaria coltivazione del pomodoro sotto serra, aprendo una nuova grandiosa fase di sviluppo economico della città che ha radicalmente modificato la compagine sociale e la vita della zona. Negli ultimi anni, accanto alla serricoltura, si assiste ad un ritorno del vigneto, con la produzione del cosiddetto “Cerasuolo”, composto principalmente dalla miscela di uve di qualità.
Fonte: Wikipedia
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