Punti di Interesse - SiciliaInfo


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Gela

Chiesa Madre
La chiesa madre di Gela o chiesa di Santa Maria Assunta, derivata dalla primitiva chiesa di Santa Maria de' Platea, è un esempio di neoclassico nel centro storico sorta nel 1760, dinnanzi la principale piazza cittadina e completata con la realizzazione nel 1844 della facciata in pietra arenaria e l'innalzamento della torre campanaria nel 1837. La facciata presenta due ordini di colonne doriche e ioniche e due gruppi di statue con l'ingresso principale e due ingressi laterali, preceduta da una scalea sulla piazza. Il fianco meridionale presenta un ingresso e diversi finestroni a forma di semicirconferenze; sul fianco settentrionale si trovano un ingresso
laterale, l'orticello parrocchiale, il campanile e la vecchia casa parrocchiale. L'interno, ampio e luminoso è suddiviso in tre navate da pilastri e arcate neoclassiche, decorate in oro zecchino; diversi affreschi con iscrizioni latine sono presenti sulla volta della navata centrale e le navate laterali presentano volte a vela. Sopra l'ingresso principale è presente un grande organo del 1939 con 31 canne di facciata. Durante gli ultimi lavori di rifacimento della pavimentazione sono venute alla luce diverse cripte con resti di scheletri, centinaia di cocci e reperti di epoca greca.

Palazzo di Città
Il palazzo di Città rappresenta, assieme ai palazzi di Giustizia di Palermo e Catania, il più significativo esempio di stile razionalista in Sicilia, come la moderna chiesa di San Giacomo. La realizzazione del complesso, comportò la demolizione del convento francescano del XV secolo, che ospitava precedentemente la sede del comune, di alcune abitazioni e la chiesa di S. Antonio Abate, per far posto all'attuale piazza San Francesco. Inaugurato nel 1951, si dispone parallelamente alla costa per una lunghezza complessiva di circa 150 metri, su quattro livelli. La facciata del palazzo è rivestita con lastre piatte in pietra di Comiso e lavorate a bocciarda, con effetto di grande luminosità e presenta una torre con l'orologio, alta quasi 30 metri. La sua mole domina il paesaggio costiero del centro cittadino, dando un'immagine di modernità. Durante i lavori di scavo per la costruzione dell'edificio vennero alla luce i ruderi di un tempietto greco.


Biblioteca Comunale
L'edificio risale all'ultimo ventennio dell'Ottocento a ridosso del cimitero monumentale. Esso era in origine il convento Agostiniano, eretto fuori dalle mura cittadine, trasformato poi in lazzaretto. In origine annesso al convento furono realizzati un colombaio cimiteriale della confraternita di S. Giuseppe e la chiesetta di S. Nicola di Tolentino che conserva ancora la statua lignea del 1894 di Nostra Signora Liberi-Inferni.Possiede un patrimonio librario composto da 28.450 volumi di cui 1.780 del fondo antico. Alcuni sono stati catalogati ai beni bibliografici dalla Soprintendenza di Caltanissetta.


Chiesa e Convento di S. Agostino
La Chiesa fu eretta prima nell'antica città di Terranova, poi diventata Gela, originariamente in onore di San Giuseppe. La facciata fu realizzata nel 1783 e nel 1613 vi aggiunta la Cappella dei Mugnos.  
La chiesa è dotata di una facciata neoclassica. Sopra il portale una nicchia ospita una statua di San Giuseppe e, al di sopra di questa, si trova la cella campanaria tripartita. Gli interni sono a navata unica, con un'acquasantiera in marmo del 1541 forse realizzata da Antonio Gagini e dipinti e sculture secenteschi. La Cappella dei Mugnos, in travertino, è dotata di colonne tortili e di un fronte spezzato.

Teatro Eschilo
Il Teatro Eschilo, di proprietà comunale, è il più antico in Sicilia, di origine ottocentesca. Nato come luogo di ritrovo e di cultura per le classi più agiate e finanziato dai più facoltosi possidenti della città in collaborazione con l'amministrazione comunale, fu inaugurato nel 1832 col nome di "Maria Teresa", poi convertito in "Giuseppe Garibaldi". Il prospetto principale in stile neoclassico era caratterizzato da 3 ingressi con arco a tutto sesto su superficie bugnata e l'interno, elegante e raccolto, era incentrato su una sala a ferro di cavallo con tre file di palchi, con stucchi, decorazioni in oro zecchino e i raffinati tessuti in velluto. Nei primi decenni del Novecento, a causa del cedimento delle pareti perimetrali, il Comune decise di abbattere e ricostruire la struttura esterna e la sala interna, sempre con pianta a ferro di cavallo, con un'ampia platea, da una "balconata" al primo piano e da una galleria al secondo. Questa volta però, forse per carenza di fondi, non si diede grande importanza alle finiture interne e la nuova sala appariva molto spartana con superfici lisce e bianche, pilastri a vista, pavimentazione in cemento e sedie in legno, con 600 posti a sedere, ospitando eventi di ogni genere e spessore. Negli ultimi tempi la struttura andò incontro ad un progressivo degrado, con infiltrazioni d'acqua ed incuria, che portarono alla sua definitiva chiusura per inagibilità nella seconda metà degli anni settanta per quasi 20 anni. La nuova ristrutturazione iniziata intorno agli anni 2000 ha portato alla luce i ruderi di due edifici religiosi un tempo esistenti sul luogo dell'attuale teatro; tale scoperta ha provocato la fermata temporanea dei lavori per le indagini archeologiche da parte della Sovrintendenza.


Chiesa dei Cappuccini
La chiesa dei Cappuccini è dedicata alla Madonna delle Grazie e sorge sull'antico cenobio dei padri conventuali e che quando cadde in rovina, venne ceduto ai padri cappuccini nel 1572. Tra il 1935 e il 1962 vennero costruite le due navate laterali, oltre a quella centrale preesistente. Nel 1944 venne rifatta la facciata della chiesa, che prevedeva due guglie, un rosone e tre portali. Nel 1960 venne abbattuto l'ex convento e ne venne costruito un altro, che dal 1995 ospita la scuola di teologia. Ai lati delle navate si trovano 7 finestre per ogni lato, in cui nei vetri sono istoriate le 14 tappe della via crucis. Nella navata centrale si trovano il coro, il tetto di legno a capriate e 4 finestre, sull'altare maggiore vi è il tabernacolo intagliato nel 1601 e un polittico. In vicinanza dell'altare si trova una lapide che afferma la pestilenza avvenuta nel 1816 a Terranova di Sicilia.


Palazzo ex Convitto Pignatelli
L’ex Convitto fu eretto per volontà della Signora Anna Maria Pignatelli, Principessa di Roviano, nel 1842. L’impianto architettonico presenta un’impostazione neoclassica, a pianta quadrata con corte interna, caratterizzato da lesene e paraste a rilievo che modulano il ritmo della facciata del primo piano racchiuse dalle cornici dei due piani (prospetto di Corso Salvatore Aldisio) molto semplici e privi di elementi decorativi gli altri tre prospetti. L’edificio é stato da sempre utilizzato per destinazioni d’uso pubblico: convitto scolastico, liceo regio ed altre scuole, ed adesso - saltuariamente - per mostre e manifestazioni culturali.



Chiesa San Biagio
La chiesa rurale di S. Biagio, da tempo sconsacrata, risale ad epoca bizantina; particolarmente interessanti risultano il basso abside, la facciata principale con l'ingresso e il rosone e, all'interno, l'arco trionfale a sesto acuto. Fino al 1873 faceva parte dei beni della Commenda del Principe di Capua, incamerata dal Demanio dello Stato e successivamente nel 1899 acquistata dal Comune di Gela. Aperta al culto fino al 1910, dopo la relativa sconsacrazione, fu adibita a lavatoio per il contiguo ospizio di anziani e poi a camera mortuaria.
Dal 1981 al 1985 ha subito diversi interventi di consolidamento e sistemazione con finanziamenti della Soprintendenza e del Comune di Gela. Oggi la chiesetta di S. Biagio è adibita a sala per mostre e conferenze.



Chiesa del Carmine
Fu edificata a Gela assieme all'attiguo convento nei primi decenni del Settecento sullo stesso sito dell'antica chiesa dell'Annunziata del 1514; nel suo interno si conservano, oltre a diverse pale dipinte ed un'acquasantiera del 1571, un Crocifisso del XV secolo, ritenuto miracoloso dalla devota popolazione gelese, un pregiatissimo dipinto su tavola, su fondo oro, della Crocifissione e un organo del 1917 senza canne di facciata con 9 registri.


Chiesa del Rosario
La chiesa dei SS. Salvatore e Rosario è stata edificata  ad unica navata con torre campanaria tra il 1796 e il 1838 sui ruderi di un'altra del XVI secolo; nella cella campanaria, il cui tetto è ricoperto da piastrelle di maiolica colorate, esiste una campana del 1606. La facciata principale, tutta in pietra viva senza intonaco, non presenta nessuna linea architettonica di rilievo, tant'è che si è convinti che essa non fu mai completata; nella chiesa sono conservate diverse pale dipinte, una Via Crucis del 1971, alcuni affreschi, una pregiata acquasantiera e un piccolo organo della seconda metà del XVIII secolo, incluso in un elegante complesso decorativo, con 29 canne di facciata, disposte in tre campate a forma di cuspide, e 10 registri.



Chiesa di San Francesco d’Assisi
La chiesa di S. Francesco d'Assisi fu edificata nel 1659 ad unica navata, sui resti di un'altra risalente al 1499; in essa predomina il tardo barocco siciliano ed esistono diverse tele attribuite allo Zoppo di Gangi (la vita di S. Francesco) e al Paladini (il Martirio di Santa Orsola) e al D'Anna (la Deposizione del 1768) oltre ad un'acquasantiera in marmo del XVI secolo probabilmente opera dei Gagini, un gruppo di statue lignee settecentesche e due monumenti marmorei. Recentemente sono venuti alla luce diversi affreschi antichi e sono stati rimesse in luce le antiche dorature degli altari. La chiesa è dedicata al culto dell'Immacolata Concezione.


Chiesa di San Francesco di Paola
Denominata anche Chiesa del Santo Padre, questo edificio di culto, assieme al contiguo Orfanotrofio "Regina Margherita", già convento, fu edificato nel 1738 ad unica navata e torre campanaria dai PP. Minimi di S. Francesco di Paola. La facciata della chiesa è caratterizzata da un elegante portale in tardo stile barocco su cui sovrasta lo stemma dell'ordine religioso del santo. Nell'interno si conservano diverse statue e alcuni dipinti del Settecento. Attiguo e comunicante con la chiesa è l'Orfanotrofio Regina Margherita, un edificio settecentesco con ampio cortile interno, in origine convento dei Padri Minimi, che oltre ad aver ospitato stabilmente delle orfanelle è stato pure sede dell'asilo infantile e di diverse scuole.



Mura Timoleontee
Le fortificazioni greche di Gela, meglio conosciute come Mura timoleontee di Caposoprano, costituiscono un'importantissima testimonianza archeologica del sistema difensivo che cingeva la collina sulla quale sorgeva l'antica città greca di Gela, fondata nel 689 e definitivamente distrutta nel 282 a.C. Le mura si trovano all'interno di un grande parco posto tra la città moderna e la costa, in località Caposoprano. La scoperta è avvenuta casualmente nel 1948 da parte di un contadino che possedeva un orto nella zona, allora caratterizzata da dune sabbiose ricoperte di macchia mediterranea. Tra il 1948 e il 1952 si completarono i lavori di scavo, consolidamento, restauro e protezione del reperto. All'interno del perimetro delle mura, è stato riportato alla luce il quartiere militare con resti degli edifici con gli alzati in mattoni crudi. Poco distante è stato scoperto un vasto quartiere residenziale di epoca timoleontea che ha dimostrato l'estensione della città a ridosso delle fortificazioni.



Castelluccio di Gela
Il Castello Svevo, meglio conosciuto come “Castelluccio” si erge su una collina di gesso e domina la costa a difesa della città di Gela. Le origini del Castello risalgono al 1143 quando il conte Simone di Butera lo donò all'abate del Monastero di San Nicolò l'Arena di Catania. Il Castello è stato costruito utilizzando la calcarenite gialla e grandi blocchi di calcare bianco che danno alla struttura un aspetto gradevole ed imponente, a pianta rettangolare, con mura spesse e due torri situate ai lati: la torre ad ovest presenta ancora i resti di una cisterna e di un sala ancora in parte visibile, nella la torre ad est, invece, si può ammirare una cappella scavata nella parete. Sono ancora presenti parti degli ambienti dedicati alle stalle, all'armeria e qualche sala residenziale.



Torre d’avvistamento Manfria
La costruzione risale al XVI secolo ed era una tra le trentasette più importanti torri costiere dell’isola, per segnalare l'arrivo dei barbareschi. Con un sistema intermedio di postazioni e di torri di segnalazione, le informazioni arrivavano nel giro di un'ora, quei porti dove esistevano flotte navali da guerra che immediatamente prendevano il mare per contrastare l'azione offensiva del nemico. La torre di Manfria è a pianta quadrata con basamento fortemente scarpato che misura circa 12,5 metri per lato. In origine era costituita da due piani, il pianoterra che serviva come deposito di acqua, legna, munizioni, spingarde, schioppi, polvere da sparo e palle di cannone e il primo piano che serviva da alloggio ai torrari; il terrazzo provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensoloni di arenaria, ospitava due cannoni.




Necropoli di Manfria
A circa 10 chilometri di Gela, in contrada Manfria, si alza un gruppo di collinette che fin dall ' età protostorica furono intensamente abitate. Gli scavi hanno messo in luce resti di diversi villaggi protostorici d'età castellucciana; le pareti rocciose delle collinette di questa contrada, sono inoltre costellate di tombe a forno dell'età del Bronzo. In un ' area della zona collinare, esistono pure i resti di una necropoli paleocristiana con tombe rettangolari, ricavate sulla roccia calcarea, in origine chiuse da lastre di pietra.


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